Politica e fantasy? Ma da quando?
Da sempre! Mi rendo conto che, a causa di pregiudizi banali che collocano questo genere solo per un target di bambini o ragazzi, la politica e il fantasy possono sembrare due mondi distinti: uno riguarda l’immaginazione e l’altro la parte più terrena e quotidiana della nostra vita. Ma come si possono conciliare le due cose?
Beh, è proprio qui che sta la forza del fantasy. Da sempre questi libri affrontano temi che riguardano il nostro mondo. Non c’è un grande titolo fantasy che non porti in scena un conflitto che noi tutti viviamo ogni giorno. Parliamo di questioni come razzismo, emarginazione, guerre intestine, colpi di stato e chi ne ha più ne metta.
Ma quindi il “politico” è un sottogenere del fantasy?
Se entri in libreria, non troverai (quasi mai) uno scaffale dedicato al fantasy politico. Questo perché il “politico” non è un sottogenere, ma una componente tematica che può riguardare qualsiasi libro.
Un fantasy politico può, di fatto, appartenere a tutti i sottogeneri. Se le tinte sono oscure e realistiche, e magari si parla di colpi di stato e intrighi, probabilmente sei di fronte a un Low fantasy o un Grimdark. Se invece i toni sono più provocatori o strani, magari hai tra le mani un romanzo Weird. Esistono poi storie più scanzonate, magari satiriche, che usano l’ironia per colpire.
Politica come trama
Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è una serie universalmente ritenuta politica perché tratta in maniera approfondita e realistica le dinamiche di ascesa al trono, gli intrighi di palazzo e le guerre che ne seguono. Si interroga su cosa significhi governare. Questa è politica come worldbuilding, cioè una politica interna al mondo ideato da George R.R. Martin, che serve a muovere la trama.

Politica come storia
Esistono libri che sono considerati politici, invece, perché rielaborano eventi storici in chiave fantasy. Un esempio è R.F. Kuang, che ne La guerra dei papaveri racconta la Cina del XX secolo e nei suoi romanzi tratta il tema del colonialismo come denuncia. Il fantasy qui c’è, ma è un contorno all’atmosfera storica che si respira tra le pagine.

Politica come attualità
E infine esistono delle storie in cui l’autore prende una posizione su questioni di attualità e ha qualcosa da dire e trasmettere. Romanzi queer, femministi, romanzi che parlano di razzismo, segregazione, ingiustizie… In questo caso, il fantasy serve a lanciare un messaggio forte e diretto sulla società attuale.

Ovviamente, i tre livelli possono coesistere!
Ti consiglio qualche libro se ti vuoi avvicinare al genere
The Will of the Many (James Islington): In un mondo ispirato all’antica Roma, un sistema gerarchico costringe chi sta sotto a cedere la propria volontà a chi sta sopra. Il protagonista Vis, che in segreto odia la Gerarchia e brama vendetta, entra in un’accademia d’élite per scoprirne i segreti.

Babel (R.F. Kuang): Ambientato in una Oxford ottocentesca alternativa, il sistema magico si basa sull’uso dell’argento e delle parole. Quanto ci definisce la nostra lingua? L’autrice porta avanti una brutale critica all’Impero Inglese e al colonialismo attraverso l’uso di personaggi talvolta caricaturali, ma necessari per mettere in luce i soprusi subiti da interi popoli.

La guerra dei papaveri (R.F. Kuang): Il contesto, ambientato in un mondo inventato, ricalca le guerre cinesi del XX secolo, aggiungendo l’uso di poteri sciamanici come arma. Sotto alla maschera da fantasy si nascondono gli orrori della storia.

Un affare per orecchie a punta (M. Maponi): Un fantasy noir in cui la politica è sia storia che denuncia. In una città industriale lurida, un investigatore deve risolvere un omicidio che è solo la punta dell’iceberg. Ci sono elfi, orchi, fate… ma non credere che sia un fantasy classico. La magia è assente, e al suo posto ci sono razzismo, sfruttamento operaio e corruzione.
Falce (Neal Shusterman): Un romanzo sci-fi che è divenuto tristemente attuale con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. In un mondo dove la morte naturale non esiste più, un’IA governa tutto e programma ogni “spigolatura”, l’uccisione programmata dei cittadini decisa in base a dati arbitrari. È un romanzo politico ed etico perché si interroga su morale umana e logica delle macchine.

La voce di Balavat (Francesca Zuccato): Essendo un’amante del genere, anche la mia trilogia è politica. In un mondo in cui comunicazione e controllo sono la stessa cosa, una Vendifumo capace di alterare i ricordi parla alla radio e stabilisce le sorti di un popolo. Una trama con tinte storiche di primi ‘900 e l’attualità del controllo dell’informazione, fake news e lotta per la verità.
Tu conosci qualche romanzo fantasy politico da consigliarmi?
Questo contenuto è ispirato a un reel pubblicato sul mio profilo TikTok. Seguimi per non perderti nulla!






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